RIFIUTI, POLITICA E MALAFFARE.

Perché lo scandalo di Mafia Capitale Capitale non è solo un affare dei clan ma coinvolge in pieno i politici che fino alla giunta Marino hanno aggirato leggi e controlli per poter delinquere.

Il documento della Commissione Parlamentare sugli Illeciti commessi sul ciclo dei Rifiuti di Roma e del Lazio fa emergere per il sud Pontino una realtà fortemente infiltrata dalle mafie.
Il corposo documento di oltre 400 pagine entra nel dettaglio, ma è nella parte iniziale che decreta la maggiore responsabilità degli illeciti a carico dei politici della Regione.

La parte iniziale del documento è fondamentale per capire la genesi di questo enorme malaffare.

Perché nasce l’emergenza rifiuti?
La Commissione riporta la valutazione del Prefetto di Roma che definisce “fragile, rigido e precario soprattutto per quanto riguarda Roma” il ciclo di gestione dei rifiuti, perché “per decenni la parte redditizia del ciclo è stata affidata ad un monopolista che ne ha fortemente condizionato le possibilità di sviluppo.”

Ovvero per decenni la Regione ha affidato la parte più lucrosa ad una sola azienda monopolista che, per suoi interessi, ha bloccato la ogni altra possibilità di gestire in maniera differente il ciclo dei rifiuti.

Ma non basta, in Commissione è emerso che per poter mantenere l’affidamento dei rifiuti a tale monopolista esisteva “un intreccio di interessi politici ed economici, che, anche a prescindere da valenze illegali o criminali, faceva convergere da una parte chi offriva disponibilità a tariffe di smaltimento molto basse e dall’altra chi pur di risparmiare lavorava per il mantenimento dello status quo.”

La situazione vede una carenza di strutture ed impianti. All’indomani della chiusura di Malagrotta, già prevista, situazione quindi da gestire, la mancata ricerca delle alternative, rende necessario l’utilizzo di impianti extra-regionali. Sottolinea il Prefetto:“A fronte di questi limiti strutturali e dell’incapacità di darsi un progetto dopo la chiusura di Malagrotta, l’intero territorio regionale e in particolare la città di Roma, risultano condizionati da eventi assolutamente prevedibili, che tuttavia diventano subito emergenziali.”
Insomma il quadro iniziale sembra chiaro: la mancanza di progettualità si innesta su una situazione già fragile a causa di un comparto che non progredisce a causa delle pressioni di un monopolista. Da qui l’emergenza.

Come viene gestita l’emergenza?
L’emergenza è stata utilizzata per poter agire fuori da ogni regola. Viene utilizzato il sistema della negoziazione in deroga facendo in modo da aumentare il numero degli appalti per portarli a valori bassi e aggirare tutti i principi di trasparenza.
Viene infatti precisato: “Il sistema amministrativo di Roma ha agito di fatto in assenza di regole, a causa del sistematico utilizzo della negoziazione in deroga, della frammentazione degli appalti, per portarne il valore sotto soglia e della proroga dei contratti. Per di più la relazione ex articolo 143 del Testo unico degli Enti locali proponeva, con riferimento alla vicenda di AMA, la revoca del contratto di servizio esistente, in atto dal 2003 e sempre in proroga, giacché tale affidamento non aveva mai seguito i principi di trasparenza e di concorrenza”.

Ma non basta, il sistema deve prevedere minori verifiche. Per tale motivo i controlli vengono stabiliti a campione: “A Roma il sistema delle proroghe aveva due facce, la proroga propriamente detta e i debiti fuori bilancio; mancava ogni tipo di controllo, finché, a un certo punto, si ritenne che sul controllo esterno dovesse far premio il controllo interno: ma poi il controllo interno, ad esempio da parte del Segretariato generale, riguardava soltanto controlli a campione su gare superiori ai 200.000 euro.”

La mancanza di trasparenza in questo caso è totale. Come più volte precisato anche dal nostro meetup la mancanza di trasparenza è funzionale alla truffa di soldi dei cittadini.
Le parole del Prefetto della Capitale sono lapidarie: “Di interesse, quale considerazione di ordine generale proveniente dal prefetto di Roma, è il tema del controllo, almeno di legittimità, che un tempo veniva esercitato sugli atti degli enti locali. La vicenda “Mondo di mezzo”, purtroppo, evidenzia come ad un certo punto si sia perso proprio la funzione concernente il monitoraggio degli atti tanto è vero che il procedimento penale, basato sulla responsabilità personale, è paradossalmente diventato l’unica forma di controllo. Infatti gran parte degli effetti negativi che si sono prodotti e che sono poi stati portati all’attenzione attraverso le inchieste, avrebbero potuto essere limitati, se ci fosse stato un controllo (esterno e preventivo) sulla legittimità degli atti e delle procedure amministrative.”

Tutto il documento della Commissione è attualmente in fase di studio molto attento da parte del nostro meetup, di fatto però la responsabilità di una classe politica che ha guidato il comune di Roma e che guida la Regione Lazio è evidente e senza possibilità di appello.

TAVOLO DI LAVORO RIFIUTI E LEGALITÀ’

Staff comunicazione Meet up Formia 5 Stelle